Purtroppo non si sono conservate le sue musiche, ma ho imparato che Saffo era certamente anche musicista e compositrice. «Le fonti antiche le attribuiscono l’invenzione del plettro, dell’armonia Misolidia, di un’inedita combinazione di sequenze ritmiche (la cosiddetta ‘strofe saffica’). La sua musica, sfortunatamente, si è persa nella notte dei tempi. Ma tale perdita non dovrebbe portare a ignorare (e neppure a sminuire) quella che doveva essere una componente chiave della sua produzione artistica ». Ne ha scritto Mariella De Simone, pianista e insegnante di greco, nell’ambito della IX edizione delle “giornate di studio sulle musiciste” organizzata anche quest’anno dai Dipartimenti di Scienze della Formazione e di Filosofia Comunicazione e Spettacolo dell’Università Roma Tre con il Teatro Palladium, che all’Università è collegato.
Un appuntamento che ha spaziato dalla storia della musica occidentale sin dalle origini greche fino a realtà contemporanee in altre aree del mondo. E che si è concentrato sulle esperienze di complessi e di orchestre femminili. Dai tempi di Saffo a quelli di Giovanna Marini, creatrice del coro e di tante invenzioni musicali legate alla scuola popolare di musica di Testaccio a Roma. «Ma è soprattutto con il Quartetto vocale – sottolinea Chiara Ferrari, insegnante e giornalista specializzata in comunicazione storica – che Marini ha messo a punto la formazione con cui si è maggiormente identificata, strumento duttile e funzionale agli intenti narrativi propri della sua poetica caratterizzata dalla mescolanza di musica colta e musica popolare. Ne è stata direttrice, autrice di musiche appositamente composte, interprete, voce tra le voci. L’idea del quartetto è nata nel 1976 dopo Correvano coi carri scritto per undici voci della Scuola popolare».
Il popolo delle musiciste si moltiplica di anno in anno, secondo quanto studia questa rassegna, sia nella memoria storica, sia nel presente, che vede oggi molte più donne che nel passato salire anche sul podio di chi dirige.
«Ma è ancora molto difficile – dice Milena Gammaitoni, dell’Università romana, insieme alla pianista e docente Orietta Caianiello tra le principali animatrici delle “giornate” – che una donna acceda a orchestre stabili, specialmente in Italia. Le orchestre nazionali dirette da donne poi sono due in tutto il mondo: Islanda e Uruguay».
Ma la determinazione femminile affronta il problema creando nuove realtà orchestrali che rispondono alla poetica e alle ricerche di chi impugna la bacchetta. È il caso – per citare solo una delle storie raccontate al Palladium – della direttrice francese-algerina Zahia Ziouani, allieva di Sergiu Celidibache, che è anche stata chiamata a dirigere l’orchestra nazionale del suo paese, ma che si è dedicata soprattutto alla creazione e gestione di un complesso musicale in un sobborgo di Parigi, con l’obiettivo di offrire opportunità di integrazione e di crescita ai giovani che vivono realtà difficili di emarginazione grazie a un’attività musicale che spazia in tutti i generi.
Contenuti diversi, ma simile spirito di iniziativa creatrice, per la direttrice italiana Cinzia Pennesi, che ha costruito nelle Marche un suo “piccolo regno” – dice ancora Gammaitoni. E che è una delle non molte direttrici e compositrici che è tornata in Italia dall’estero, in genere passaggio e meta obbligata per chi vuole affermarsi.
Alle “giornate” – che si sono svolte nell’ambito del Dams music festival – hanno collaborato intensamente come interpreti e animatori gli studenti del liceo musicale Farnesina e di altre realtà didattiche romane. Anche raccogliendo pareri e domande in giro per la città… «Lei ha mai sentito parlare di Ildegarda di Bingen?…»