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relazioni politiche, dal quartiere al mondo

In una parola / E se la piantassimo con Occidente, Oriente ecc. ?

21 Marzo 2025
di Alberto Leiss

Pubblicato sul manifesto il 18 marzo 2025 –

Ho scritto che non avevo apprezzato quel “Qui si fa l’Europa o si muore” inventato da Michele Serra: evoca battaglie e stragi belliche, e soprattutto dice che per una “buona causa” è giusto morire e uccidere. Ma che non dubitavo delle sue buone intenzioni. Nella piazza romana di sabato scorso queste intenzioni c’erano. In forme molto contraddittorie, certo, ma è anche vero – Serra ridixit – che il contrasto delle idee sarebbe il sale della democrazia…
Una delle note più stonate è stato l’elenco dei geni occidentali, da Socrate in giù, fino a Leopardi, che “gli altri non hanno”, ha asserito Roberto Vecchioni come fosse ovvio: un primato culturale europeo su tutto il resto del mondo. Ma che cosa è successo al cantante-professore? Si è dimenticato che gli intellettuali occidentali medievali hanno appreso in gran misura i sacri testi greci dai compilatori e commentatori arabi? E che geni del pensiero, dell’arte e della letteratura esistono in tutte le culture del mondo (comprese quelle massacrate da compatrioti di Shakespeare, Spinoza, Cartesio ecc.)
Temo questo: il pensiero ossessivo che la “vera” pace si cerca solo preparandosi alla guerra ha un influsso distruttivo sulla mente di chi lo coltiva. Uno dei peggiori effetti è proprio il favorire quelle derive identitarie e nazionalistiche che si rimproverano al “nemico”. Ecco la radice della guerra come realtà che si riproduce, che non può essere negata.
E qui c’è anche l’assurdo di un “nazionalismo europeo”, derivante dall’eurocentrismo di antica memoria, quando una vera nazione europea non esiste ancora. In piazza da qualcuno – come Elly Schlein, e non solo – è stata pronunciata la parola “federalismo”. Ma è quasi imbarazzante dire che non ha senso parlare di Europa armata se prima non esiste una federazione di stati europei decisi a agire insieme sui terreni principali di un potere democratico, tra cui anche la “difesa”. Forse ha un senso propagandistico. O quello di favorire industrie nazionali delle armi, e magari di fatto quelle americane! Si afferma di volersi armare in polemica con Trump, ma è non proprio quello che ci sta imponendo?
Sto con i “pacifisti” che dicono: la pace si prepara con azioni di pace. Invito a leggere su Comune.info l’articolo di Raffaele Barbiero (https://comune-info.net/e-se-invece-spendessimo-due-euro-per-i-corpi-civili-di-pace/) che rilancia l’idea – già possibile con una legge nel nostro paese – di formare “Corpi civili di pace”, riprendendo la vecchia idea di Alex Langer.
Nel caso che davvero Trump, Putin, e Zelensky – si spera con la collaborazione di molti altri paesi anche europei – raggiungessero un’intesa capace di fermare la guerra in Ucraina, non sarebbe più “europeo” anziché invocare truppe “volenterose”, organizzare un lavoro di ricucitura affidato a volontari e volontarie competenti e motivate alla pace, all’incontro tra vite e culture diverse, capaci di aiutare la elaborazione dei tremendi lutti e la ricostruzione delle devastazioni mentali e materiali che la guerra produce?
Non si dovrebbe pensare a qualcosa di simile nel deserto di rovine, umane e urbane, di Gaza e degli altri territori investiti dalla furia bellica dopo i massacri del 7 ottobre, e per i postumi di tante altre guerre nei decenni precedenti in tutto il Medio Oriente? Per non parlare della Libia e del resto dell’Africa.
In questo infinito panorama violento c’è qualche entità statale, Occidente compreso, che possa davvero scagliare una pietra perché senza peccato?
Rilancio quindi il motto anarchico che più amo: “nostra patria è il mondo intero”. Un mondo che gira: a tutti capita di essere Oriente e Occidente.

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