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Merci / Desideri >> produrre e consumare tra pubblico e privato

22 agosto 2010
Se l'economia diventasse donna
“Le Monde“ del 18 agosto: “E l’economia creò la donna“. Nel pezzo Sylvain Cypel prevede che “la donna non sarà più l’avvenire dell’uomo, piuttosto lui diventerà il passato della donna“.

di Letizia Paolozzi

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28 luglio 2010
Se 60 ore vi sembran poche
Non si può continuare a lavorare tutte fino alla stessa età senza considerare il tipo di lavoro che si svolge, la vita che si fa, e senza pensare al futuro di tante giovani donne. Si può, invece, impostare un sistema pensionistico che contempli la libertà di scelta.
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29 giugno 2010
La solitudine dei padri e degli operai
Attorno allo scontro materiale e simbolico di Pomigliano i media si sono accorti che esistono ancora gli operai.
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19 giugno 2010
Lavoro, una parola da ripensare
Ha ragione Rossana Rossanda a scrivere che, nelle condizioni attuali, poter dire un “doppio sì”, alla maternità e al lavoro, è privilegio di donne relativamente abbienti: professioniste o imprenditrici Il Manifesto, 30 maggio)?
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19 giugno 2010
Il "doppio si" interroga anche gli uomini
Mi auguro che venga raccolto l’invito di Rossana Rossanda a discutere sull’”altra metà del lavoro”, a partire dalle tesi del Sottosopra “Immagina che il lavoro”. Soprattutto da quegli uomini di sinistra che ripetono ossessivamente: la politica va rifondata sul lavoro.
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> 29 ottobre 2009

Il lavoro e la cura dell'esistenza

Pubblicato su "Europa" il 28 ottobre 2009

Sottosopra è una testata storica del femminismo legata alla Libreria delle donne di Milano che esce, come scrive Il Manifesto (25 ottobre), “nelle grandi occasioni”. In questi giorni viene presentato in 25 città italiane un numero intitolato: “Immagina che il lavoro”, documento-manifesto in dieci punti rivolto a donne e uomini.
Nel primo paragrafo si legge: “Il lavoro necessario per vivere è fatto di lavoro retribuito e di relazioni. Su questo punto c’è una contraddizione aperta con chi non vede che anche in economia ci sono due sessi”. “Una riflessione costruttiva” scrive Brescia oggi (23 ottobre), “sette pagine scritte con chiarezza, emozione ed ironia” commenta il Corriere della sera (22 ottobre).
“Il discorso della parità fa acqua da tutte le parti e il femminismo non ci basta più” dicono le autrici del manifesto. “Non posso che condividere l’assunto”, plaude Rosanna Santonocito de Il Sole 24 ore sul blog Job Talk (25 ottobre) invitando alla presentazione milanese. L’ambizione del documento, firmato da donne che hanno differenti esperienze lavorative (tutte altamente qualificate), è quella di rimettere in discussione l’intera organizzazione del lavoro.
“Pretendiamo di modificare il lavoro remunerato e la stessa economia a partire dalla cura dell’esistenza”, spiega Lia Cigarini al Corriere.
Non basta la parità, non bastano le politiche di conciliazione tra lavoro di cura e lavoro retribuito, ma “il doppio sì”, alla maternità e al lavoro, può diventare –scrive Laura Pennacchi su Il Manifesto- “valore sociale universale”. La questione centrale appare dunque, più che il salario e il posto fisso, il tempo e la sua modulazione. Il testo, immaginiamo, solleverà discussione e già ora alcuni siti femministi, come serverdonne.it, ospitano interventi critici.
Maria Grazia Campari, avvocata del lavoro, che si è misurata con i guasti e le ingiustizie della “flessibilità” delle lavoratrici meno qualificate, osserva che “il pensiero che enfatizza la positività del doppio sì non prende in esame il futuro di chi si carica della doppia presenza”, cioè le madri, che vanno incontro a nuove povertà e pensioni insufficienti. La “donna realista ed elastica” sarebbe “alquanto fantasticata”, “adattiva all’esistente” e “inconsapevole rispetto alla propria vita futura”.
E di “conciliazione senza conflitti” tra forza lavoro femminile e sistema produttivo patriarcal-capitalistico parla anche Lea Melandri. Il dibattito è aperto. Grazie a Pinuccia Barbieri, Maria Benvenuti, Lia Cigarini, Giordana Casotto, Silvia Motta, Anna M. Ponzellini, Lorella Zanardo, Lorenza Zanuso che lo hanno messo sottosopra.


Franca Fossati