|
20 agosto 2010
Una retorika sperikolata...
In parte ha avuto ragione Pierluigi Battista, sul “Corriere” del 19 agosto 2010, a parlare di retorica e ipocrisia nel coro di lodi - e all’opposto di vecchi rancori - che hanno accompagnato la scomparsa di Francesco Cossiga, soprattutto sui canali tv.
di Alberto Leiss
> continua...
1 agosto 2010
Il secondo divorzio del Cav
Reggerà il governo, resisteranno le istituzioni dopo il drammatico “divorzio” tra Berlusconi e Fini? E’ la fine del bipartitismo, ma anche del bipolarismo?
di Alberto Leiss
> continua...
1 agosto 2010
Relazioni politiche tra uomini e donne Non si parte da zero
Laura Eudati ha ripreso su “Gli Altri” i contenuti del documento di un gruppo di donne intitolato “Di Nuovo”, in cui si afferma tra l’altro la necessità di “un pensiero, una riflessione che riguardi i due
sessi, gli uomini e le donne.
> continua...
28 luglio 2010
Che delusione le mogli della "cricca"...
In molti sono convinti che l’Italia abbia subito una devastazione. Forse irrimediabile. Recessione, corruzione, inadeguatezza della classe dirigente, arroganza della maggioranza, flebilità dell’opposizione: scegliete voi.
di Letizia Paolozzi
> continua...
13 luglio 2010
Povera Italia, senza politica e senza senso
“Ciò di cui l’Italia è oggi drammaticamente e specialmente priva è la politica”.
Ha fatto discutere e riflettere in questi giorni l’intervento di Ernesto Galli della Loggia che ha come improvvisamente registrato il vuoto di senso...
di Alberto Leiss
> continua...
|
> 4 marzo 2010
Una novità improvvisa: rispettare le regole
D’improvviso, in questo nostro strano Paese, esplode la questione delle regole. Anzi, della conformità alle regole. Una conformità assente. Poco amata, poco praticata. Pur se durissimi con il Sessantotto, molti italiani e italiane sono cresciuti da sessantottini disordinati e bakuniani che le regole se le sentono come un cappio al collo. Sempre dalla parte del padrone. E noi “sior padrone, non vogliamo più obbedir“.
C’è da dire che le regole, perlomeno in questo Paese, spesso sembrano pazzesche. Antiquate, sbagliate. Tuttavia, chi meno conta e meno può, deve comunque rivolgersi alle regole perché gli serve essere difeso dallo Stato. Che poi le regole siano bislacche dipende dalla politica occuparsene. E cambiarle. Se non le cambia, significa che gli stanno bene così come sono congegnate. E allora, la politica, i partiti, i cittadini, le cittadine devono osservarle.
Invece no. Chi può, sempre che possa (perché spesso è troppo povero e indifeso per potere), alza le spalle. Le aggira. Solo i Radicali ci si sono messi d’impegno. Tignosamente. Fino all’eccesso. Giù con gli scioperi della fame e della sete. Ci hanno scritto sopra un libro parlando di “peste dell’illegalità italiana”.
Sembravano esagerati. Anche perché ogni regola contiene, sempre, nel suo seno, delle insensatezze. Chi l’ha detto che alle dodici spaccate si chiudono le porte e chi s’è visto s’è visto? Chi l’ha voluto il timbro mancante come una sorta di reato formale, la carta da bollo come una prova a carico? Ma senza queste norme, pur di difficile lettura e comprensione, non c’è trasparenza. Non c’è giustizia.
Nel Lazio il Pdl ha presentato le proprie liste oltre i termini stabiliti dalla legge. Forse il guasto è dipeso dalla voglia di cambiare all’ultimo momento i nomi delle liste in corridoio, in piedi, su una gamba sola. D’altronde, così fan tutti. Comunque, è esploso un gran pasticcio. E pasticci da altre parti. Perché i partiti piccoli non arrivano a raccogliere le firme nel tempo giusto; perché non ci sono i pubblici ufficiali che si prestino alla bisogna dell’autenticazione; perché i partiti grossi suppongono, nella loro arroganza, di potersi permettere molto (o tutto). E sono i più tartassati dalle pretese fameliche degli aspiranti a un posto politico purchessia.
Adesso, nel guazzabuglio romano-laziale si invoca “clemenza“ (traduci illegalità) da parte dei giudici. La candidata a presidente del centrodestra brontola che la legalità è burocrazia. Vero. Ma anche senza aver letto Carl Schmitt si capisce che burocrazia fa rima con democrazia. Per essere curato, per avere la pensione, lasciare la casa al proprio compagno di una vita, avere diritto alle ferie, ci vuole un mix di burocrazia e democrazia. In caso contrario Vogliamo tutto si traduce in Non avrete niente.
Ora il filo si è rotto, il fatalismo sembra retrocedere. Non saprei dire per quali motivazioni (troppi scandali, immobilismo, tracotanza, crisi, preoccupazioni economiche, perdita di valori, di autorità?), ma l’invocazione solitaria dei Radicali è stata ascoltata. Quasi che il disprezzo delle regole non sia più sopportabile. Nessuno vuole più chiudere un occhio, riaprire una porta. Altro che “cavilli“, queste sono procedure non rispettate. I giudici corrono a verificare la congruità delle liste; le Corti d’Appello di mezza Italia intensificano il proprio dovere (di controllo) e il controllo di legalità viene rivendicato a voce alta.
Adesso, tutti dicono che il difetto è nel manico. I topi si infilano nel formaggio. E le regole sballate sono un formaggio delizioso al quale è difficile per i topi, resistere.
Emma Bonino di questa battaglia fondata sul rispetto delle regole è stata paladina. Non è l’unica cosa da chiedere a Bonino, evidentemente. Bisognerà che ci spieghi se la questione (e il gusto) di vivere insieme si appoggia – anche - sulle regole. La presenza nel suo listino di Bia Sarasini, una femminista che lavora con noi a questo sito (e nel nostro gruppo “del mercoledì”), potrebbe essere l’occasione per costruire qualche risposta.
Letizia Paolozzi
|
> Bia Sarasini
|